Kitty Fisher
Una cortigiana di lusso

Catherine Maria Fischer, in famiglia Kitty (nome traducibile letteralmente in italiano con Gattino Pescatore), nacque a Londra, il 1° giugno 1741, nel quartiere di Soho non lontano da Westminster, in una famiglia non povera, ma di modeste origini e condizioni; il padre faceva il modista specializzato nella costruzione di corsetti.

La ragazza cresceva bella e florida, e la sua presenza e avvenenza colpirono l’Ammiraglio Augustus Keppel, uno dei figli del conte di Albemarle, come scrisse il «Town and Country» nel 1771, e il tenente generale Anthony George Martin: questi, o l’uno o l’altro, o entrambi, si adoperarono per introdurla nel «gotha» della società londinese.

Fu proprio l’Ammiraglio Keppel che, per primo, ne scrisse le memorie che diede alla stampa quattro anni dopo la sua morte, avvenuta il 1° marzo 1767, quando Kitty era solo poco più che una ragazza, avendo solamente 26 anni. Egli ricordò che, mentre girava per Londra, aveva notato una ragazza diciottenne che gli piacque moltissimo, al punto che si adoperò attivamente per diventarne il protettore. La colmò di regali e ricchezze, e lei approfittò delle conoscenze del militare per dedicarsi professionalmente alla carriera di prostituta, ma di lusso, raffinata e ricercata.

Scelse come dimora una casa in Carrington Street, vicino allo Shephera Market, nella nobile e altolocata zona di Mayfair, ritenuta il luogo di lavoro di prostitute di alto rango.

La vita di Kitty era iniziata normalmente, facendo il mestiere della cameriera, ma, guardandosi attentamente intorno, si era resa conto che non era quella la vita che lei intendeva vivere, perciò si avviò alla prostituzione, però stando ben attenta di non scendere troppo in basso, anzi cercando sempre di stare ad alti livelli o di salire ulteriormente, frequentando ambienti altolocati, saloni di lusso, dai frequentatori dei quali apprese la giusta via per il successo; ben presto, tutto questo diede i suoi frutti, diventando famosa, comparendo sulle labbra di tutti, sfruttando al meglio le sue amicizie e le sue relazioni con uomini ricchi dell’aristocrazia. Appariva nei teatri e partecipava alle serate dell’alta società, ammirata, magari derisa, forse odiata, ma punto fermo per le sue tendenze di moda.

Tutto andava per il meglio e in un tempo relativamente breve Kitty divenne una leggenda, usando «in primis» la sua bellezza e aiutandosi, per la sua pubblicità, con suoi ritratti dipinti da validi e famosi pittori londinesi. Pure i giornali parlavano di questa bellissima donna e ne pubblicavano i ritratti e ciò al punto che, fra l’altro, attirò su di sé, più che l’invidia, l’ammirazione di tante donne, che cominciarono a seguirne e a copiarne la moda. In tal modo, piano piano, la Fischer, praticando il mestiere che è da sempre stato giudicato volgare e da popolino, di gente comune e inadatto a una donna di buona moralità, si trovò al centro di una fama che si estese sul mondo intero.

La pubblicità è da sempre stata l’anima del commercio e Kitty la fomentava, facendo stampare volantini e trovando il modo di farli giungere nelle mani dei giovani e meno giovani aristocratici più facoltosi; a questi, fra l’altro, garantiva che il tutto sarebbe stato insaporito e pepato da conversazioni adeguate e intelligenti.

Accumulato denaro, frutto delle sue professionali prestazioni, assunse uno dei pittori inglesi più «a la page» della sua epoca, vale a dire Joshua Reynolds, affinché la ritraesse in una serie di dipinti da distribuire in giro. Ben presto il suo volto divenne popolare al punto da essere copiato e distribuito dalle case editrici londinesi, riportato in piccole figure illustrate; talora queste erano realizzate di proposito tanto piccole per essere tenute dentro il coperchio degli orologi, in modo che i proprietari potessero portare la sua immagine sempre con sé, sul cuore, magari di nascosto delle proprie signore.

Molti manifesti che la riproducevano furono esposti in vetrine di tipografie che, fra l’altro, vendevano opuscoli, in cui si riportavano le ultime conquiste di Kitty in quanto a uomini di vaglia.

In questo contesto, la Fisher divenne la modella preferita da Reynolds, che la volle ritrarre più volte; un quadro famoso è quello intitolato Cleopatra scioglie una perla nel vino, che si trova esposto alla National Portrait Gallery.

Un episodio che un giorno capitò alla Fisher divenne famoso nella sua biografia. Stava cavalcando tranquillamente per St. James’s Park, quando il destriero, per cause rimaste ignote, imbizzarrì, scrollandosi di dosso l’amazzone, che cadde rovinosamente al suolo. Ma ciò che la sconvolse non furono le eventuali ferite o ammaccature riportate, bensì il fatto che le sottane si arrampicarono oltre il limite della decenza, mostrando ai passanti presenti una buona dose di nudità. Questo inconveniente la fece prima di tutto piangere e poi arrabbiare e, piena di vergogna, salì su una carrozza e tolse il disturbo, mentre la gente, che aveva assistito all’incidente, commentava e ognuno esprimeva il proprio parere secondo la sua sensibilità personale. Comunque, resta il dubbio che il tutto sia stato un «escamotage» ideato dalla Fisher per farsi un’ulteriore pubblicità; del resto, che l’incidente sia stato reale o provocato, il risultato, alla fine, non fu tale da metterla in difficoltà, bensì di dare una mano alla sua notorietà.

Alla fine, nel 1766, Kitty si diede alla vita familiare, sposando l’Ammiraglio Sir John Norris, entrando nella sua famiglia, che era una delle più prestigiose, ricche e nobili della capitale. È parere di molti che a beneficiare del matrimonio sia stato proprio il marito, diventando molto ricco; lui era molto amato, perché era prodigo nei confronti dei più poveri. Purtroppo, la vita coniugale durò eccessivamente poco, giacché solamente dopo quattro mesi lei morì, senza che se ne sia conosciuta la causa; si sono formulate diverse ipotesi che vanno dal sospetto che sia stata avvelenata dai cosmetici a base di piombo, di cui faceva largo uso, o uccisa dal vaiolo o, ancora, perché affetta dalla tubercolosi.

Si può ricordare che pure la sua rivale, Lady Conventry (al secolo Maria Gunning), morì prematuramente a causa dell’esagerato uso dei cosmetici di tutti i tipi e di tutte le qualità.

Era l’anno 1767, quando la Fisher lasciò questo mondo. Fu sepolta nel cimitero di Benenden con indosso l’abito da ballo più bello che lei possedesse: questo nel rispetto del suo ultimo desiderio.

(gennaio 2026)

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