Mazepa: Liszt Vs Tchaikovsky
Intrecci tra musica, ideologia e visioni
politiche
Il castello di Kursk era una delle dimore dell’Atamano, o Etmano, Mazepa del Cosaccato Ucraino. Mazepa era uomo poliglotta. Con lui l’arte e le scienze tornarono a fiorire grazie al prestigio dell’Accademia Mohylanka di Kyiv dove già Smotrinsky aveva formato la prima grammatica ucraina. La lingua era un ucraino di chiesa, fortemente influenzato dal bulgaro, già parlato e scritto nella Rus di Kyiv al tempo di Yaroslav il Saggio, poco dopo l’anno Mille. Ma Mazepa, eclettico, bellissimo uomo, colto, ebbe a percorrere una vita da condottiero non molto fortunata. Il suo essere emancipato era stato contrastato, o lodato, secondo i punti di vista politici e militari. Puškin, passata l’ebrezza decabrista, scrisse di Mazepa come una figura cupa e negativa. D’altronde il regime zarista imponeva la neo lingua moscovita in tutte le terre conquistate, anche in Polonia, ma con più difficoltà nel Cosaccato. E questa posizione era stata sostenuta anche ai tempi dell’Unione Sovietica contro l’indipendenza dell’Ucraina e dei suoi partigiani.
Ma è la musica che mette in evidenza la posizione del virtuoso etmano amante e guerriero. Ecco il confronto di «opinione» tra due dei maggiori compositori del Romanticismo Musicale. Sia Liszt che Tchaikovsky scrissero musica su Mazepa ma con un significato opposto. Tchaikovsky subì l’influenza di Puškin per un’opera drammatica e cupa, negativa, della figura dell’Etmano. Liszt, invece, trasse dal suo poema sinfonico, ispirato ai valori di Byron e Victor Hugo, l’eroe romantico difensore della libertà e dell’indipendenza.
I due eccezionali compositori avevano anime completamente diverse. Dove l’uno era obbligato, l’altro, Liszt, era libero, prete, spretato, di simpatie mazziniane, padre naturale di una figlia, Cosima, che poi sarà moglie devota di Wagner. Tchaikovsky era di origine cosacca ucraina. Il nonno era stato un cosacco, e quando Caterina II chiuse definitivamente il Sic di Zaporizhia, la famiglia si trasferì nel neo Impero a San Pietroburgo russificando il nome di Tchaika, ovvero «gabbiano», in Tchaikovsky. Era dovuto. Gli spazi per lavorare e avere una carriera di un certo tipo, imponevano la neo lingua e una visione più consona al Regno. Così, nonostante il riconoscimento delle radici ucraine, come molti, Tchaikovsky trasse un’opera che descrive in modo cupo e ambiguo l’amore del vecchio Ivan Mazepa per la figlia del suo amico Kočubej, ricco possidente di Poltava. Amore, tradimento e potere. Nulla sull’amore giovanile e fedifrago con la moglie di un notabile polacco. Gli Ucraini ne soffrivano il vassallaggio, e questo oltraggio costò una dura punizione al giovane, che venne legato sulla schiena di un cavallo lanciato al galoppo. Nulla della sua avventura e prigionia nella Sublime Porta Turca, nulla della guerra al fianco del Re di Svezia Carlo XII e della strage di Baturyn, allora capitale del Cosaccato, conquistata con il tradimento da Pietro I, il 2 novembre 1708, con ordine perentorio al suo Generale Alexander Mansykov di non lasciar vivo nessun civile; vennero uccisi tra gli 11.000 e i 15.000 civili, pratica che si rivela attuale ancora oggi. Nel 1881-1883 Tchaikovsky trae dal poema di Puškin, Poltava, nota città ucraina, la trama di Mazepa, qui in sintesi.
Atto I: Il vecchio Etmano Mazepa è ospite di Kočubej. Si innamora di Maria, della giovane figlia. Kočubej rifiuta il matrimonio, ma Maria scappa con Mazepa. Kočubej vuole vendetta e lo denuncia allo Zar Pietro I, accusandolo di tradimento. Atto II: Lo Zar non crede a Kočubej e lo consegna a Mazepa che lo imprigiona e condanna a morte l’ex amico. Maria scopre la verità e corre disperata per salvarlo, ma Kočubej viene giustiziato. Atto III: Sullo sfondo della battaglia di Poltava, Mazepa è sconfitto. Incontra Maria, che è impazzita dal dolore. Nello strazio, Mazepa fugge e l’abbandona.
La figura di Ivan Mazepa è stata modellata dalla propaganda, dalla censura e dalle diverse prospettive geopolitiche dell’Ottocento come nel Novecento. L’opera era stata rappresentata al Bolshoi di Mosca il 15 novembre del 1884, ma la replica a San Pietroburgo era stata in seguito un fiasco.
Liszt, da Ungherese, poteva celebrare Mazepa come un simbolo di fiera indipendenza e resistenza. Ivan Mazepa aveva studiato presso i Gesuiti a Varsavia, viaggiò in Europa Occidentale e parlava fluentemente latino, polacco, tedesco, italiano e ucraino. Fu un grande mecenate delle arti e dell’architettura del cosiddetto «Barocco Mazepa». In questo contesto era molto affine agli ideali di Liszt che aveva visitato Kyiv nel corso di una tournée nel 1847. Il poema sinfonico, però, portava la data 1851 e venne dedicato al Principe Sayn Wittgenstein. La decisione di Mazepa di allearsi con Carlo XII di Svezia non nacque da un semplice cambio di bandiera, ma dal tentativo geopolitico di proteggere l’autonomia dell’Etmanato Cosacco dalle crescenti mire centralizzatrici dello Zar Pietro I.
Nel confronto tra i due grandi compositori, senza qui approfondire le caratteristiche artistiche e personali, è facile evidenziare la differente prospettiva e peso dei due musicisti sulla figura di Ivan Mazepa. In appendice a questo confronto, esiste una coincidenza di diversa, straordinaria e storicamente suggestiva natura, che lega il nome di Mazepa ad Anna Politkovskaja. La giornalista investigativa fu assassinata a Mosca il 7 ottobre 2006. Si chiamava, prima del matrimonio, Anna Stepanovna Mazepa. Anna era nata a New York nel 1958 perché i suoi genitori erano diplomatici sovietici di nazionalità ucraina distaccati presso le Nazioni Unite. Suo padre, Stepan Fëdorovič Mazepa, era originario della regione di Černihiv, un’area storica dell’antico Cosaccato, non lontana da Baturyn e Poltava. Anna scelse di assumere il cognome del marito, il giornalista Aleksandr Politkovskij, dopo il matrimonio avvenuto durante gli anni universitari a Mosca. Per Tchaikovsky e Puškin, la narrazione ufficiale russa e poi sovietica, aveva sempre considerato l’Etmano Ivan Mazepa come l’archetipo del traditore della patria. Portare quel cognome nell’URSS non era una questione da poco. Nelle biografie della giornalista viene spesso evidenziato come il cognome «Mazepa», o «Mazeppa», pesasse e come l’ambiente burocratico e statale moscovita lo guardasse talvolta con diffidenza. La cosa più affascinante di questa coincidenza è l’eredità ideale. Ivan Mazepa scelse di rompere l’alleanza con lo Zar Pietro I, per difendere l’autonomia del suo popolo. In modo tragicamente simile, Anna Politkovskaja ha speso e sacrificato la propria vita per denunciare i crimini di Stato della Federazione Russa, le violazioni dei diritti umani in Cecenia e l’autoritarismo del Governo di Vladimir Putin. Pur avendo la cittadinanza statunitense per nascita, scelse di vivere e lavorare in Russia per dare voce a chi non l’aveva, pagando il prezzo più alto per la sua indipendenza e la sua incessante ricerca della verità proprio il 7 ottobre 2006, giorno del compleanno di Putin e di un altro tragico evento del 2023.
