Theodore Roosevelt come Donald Trump?
Cugino del più conosciuto Franklin Delano, adottò la politica del «Grosso Bastone»

Col Presidente Donald Trump niente di nuovo sotto il cielo. Stupisce sentire in giro eminenti personalità che hanno del tutto dimenticato il suo omologo Theodore Roosevelt. Cugino del futuro Presidente Franklin Delano Roosevelt e di sua moglie Eleanor, era nato a New York nel 1858. Divenne Presidente degli Stati Uniti dal 1901 al 1909. Apparteneva alla nota famiglia aristocratica dei Roosevelt che vanta rapporti di parentela anche con la casata inglese dei Windsor.

La famiglia Roosevelt era originaria dei Paesi Bassi ed era emigrata nel Nuovo Mondo nel XVII secolo. Mentre suo padre era un repubblicano progressista (all’epoca il partito repubblicano era quello più aperto alle innovazioni e al progresso tecnologico mentre il democratico a quello rurale di stampo jeffersoniano), aveva avuto come madre una conservatrice convinta, cresciuta in una piantagione in Georgia, Martha Bulloch.

Tutta la famiglia era seguace del Muscolar Christianity. Un movimento, questo, nato e sviluppatosi in Inghilterra nell’era vittoriana caratterizzato dalla foga per un cristianesimo in linea con un particolare senso del dovere, una morale ligia a un cristianesimo muscolare appunto, dove il senso del bello, della mascolinità, della disciplina e del sacrificio era in prima linea. Quando il giovane Theodore si iscrisse ad Harvard a Legge si distinse proprio per le qualità atletiche e scolastiche.

Qui scrisse e pubblicò il primo di una serie di libri di natura storica considerati ancora un classico della storiografia americana, The naval war 1812.

Il riferimento è alla guerra anglo-americana di quell’anno che fu caratterizzata da uno scontro diretto con l’Impero Britannico a causa dell’espansionismo degli Stati Uniti sui mari a detrimento degli interessi britannici. Questi ultimi agevolavano i nativi per combattere gli Americani al confine tra Stati Uniti e Canada e sulla costa meridionale che vide anche l’incendio di Washington e si concluse con il trattato di Gand che di fatto ripristinò quanto era in essere prima del conflitto medesimo con un nulla di fatto.

Dopo essersi laureato, Theodore Roosevelt soggiornò in Germania e successivamente si iscrisse alla Columbia University per perfezionarsi in Legge ma abbandonò quest’ultimo impegno per dedicarsi a tempo pieno alla politica.

Si sposò una prima volta nel 1880 ma rimase presto vedovo. Si risposò qualche anno più tardi a Londra. Ebbe diversi figli dalle seconde nozze ma mai menzionò nella sua biografia né il primo né il secondo matrimonio.

Unitosi al partito repubblicano, prima deputato dello Stato di New York, fu poi capo della polizia a New York City quando nel 1897 entrò a far parte del Gabinetto McKinley che lo fece assistente Segretario della Marina Militare (incarico ricoperto in seguito anche dal suo lontano cugino Franklin Delano).

Punto focale di svolta per lui, Roosevelt si preparò da questo ufficio alla Presidenza grazie allo scoppio della guerra ispano-americana del 1898 contro la Spagna a Cuba.

Sconcertando i suoi stessi compagni, egli rimproverava la loro scarsa energia al riguardo. Per protesta si dimise dall’incarico governativo e si arruolò nell’esercito.

Fu lui uno dei fondatori del famigerato Rough Rider, ne divenne vice comandante subentrando all’allora consulente del Presidente McKinley. Prima della fine del conflitto, che durò poco e che fu vinto con facilità dagli Stati Uniti, Roosevelt divenne un eroe popolare nazionale.

Peraltro il corpo dei Rough Rider fu decimato e moltissimi perirono di febbri malariche.

Le sue posizioni sui neri, gli Ispanici e i nativi americani erano molto dure.

All’epoca purtroppo era in buona compagnia.

McKinley nel 1901 durante la campagna presidenziale venne assassinato e Roosevelt venne eletto 26° Presidente degli Stati Uniti. Fu definito da un suo stesso compagno di partito un maledetto cowboy. Spinse una politica riformistica di stampo paternalistico e fece del laissez-faire il baricentro del suo percorso politico, dando all’emergente capitalismo l’aiuto di Stato necessario.

Accanto dunque a una politica riformista si accompagnò un sempre più nitido nazionalismo che lo portò anche dopo la fine dei mandati a battersi per l’ingresso degli Stati Uniti nella Grande Guerra.

Coniò il temine «spalaletame» per definire un giornalismo d’inchiesta che voleva far emergere gli scandali.

In politica estera è dunque conosciuto come l’ideatore della politica del «Grosso Bastone»: «Parla piano ma porta con te un grosso bastone: andrai lontano».

Politica, la sua, dunque particolarmente aggressiva, fu strenuo difensore degli interessi statunitensi in America Latina.

Con manovre spregiudicate concluse gli accordi per la costruzione nel 1903 del canale di Panama.

Aiutò un poliziotto di origini italiane, Joe Petrosino, a catturare i criminali della Mano Nera. Nonostante questa politica estera si propose nel 1905 come Premio Nobel per la Pace facendo da mediatore tra Russia e Giappone nella guerra medesima. La pace fu firmata il 5 settembre di quell’anno e quella mossa gli dette grande popolarità al punto da ottenere il Nobel per la Pace nel 1906.

Si astenne dalla candidatura al terzo mandato nel 1908, allora consentito, e sostenne il futuro Presidente Repubblicano Taft, eletto grazie al suo sostegno.

Si recò a caccia in Africa vincendo numerosi trofei per poi tornare in Patria. Deluso dalla politica di Taft, che aveva promesso di governare come fosse stato Roosevelt, egli decise di ricandidarsi alle primarie repubblicane, indette per la prima volta. Qui stravinse ma poi il partito si spaccò e lui fondò un terzo partito, il primo di questo tipo, tentativo che come ben sappiamo non prese piede.

Dobbiamo infatti arrivare al 1992, alla candidatura di Ross Perot, per trovare una simile esperienza politica.

Sopravvisse persino a un attentato durante una serie di comizi.

Prese piede all’epoca il partito democratico, ormai costola del repubblicano (niente a che vedere con i vecchi democratici jeffersoniani), con Woodrow Wilson che divenne Presidente degli Stati Uniti.

Di Theodore Roosevelt sappiamo che era massone, iscritto il 2 gennaio 1901 presso la Matinecock Lodge No. 806 all’Oriente di Oyster Bay, New York. Qui pare si sia iniziato per poi andare a visitare numerose altre logge non solo negli Stati Uniti ma anche in Europa, Africa e Sud America.

E manifestò fino al suo decesso un orgoglioso attaccamento alla massoneria.[1]

Possiamo considerare Theodore Roosevelt, io credo, l’estensore di quella che fu la dottrina Monroe, a tutti gli effetti. Dottrina questa del 1823. All’epoca non esisteva il partito repubblicano che conosciamo oggi, visto che fu fondato nel 1854 come costola del precedente partito democratico alla Jefferson. Il primo partito repubblicano fu quello del Presidente George Washington che metteva in rilievo l’importanza delle istituzioni repubblicane combattendo l’idea monarchica ma che era primariamente cittadino e non personificava gli interessi autentici americani, all’epoca prioritariamente rurali, rappresentati dall’allora partito democratico.

La dottrina Monroe del 1823 prevedeva la chiusura europea a ogni forma di colonizzazione e ingerenza nel continente americano. «L’America agli Americani» che in realtà finì per privilegiare proprio gli Stati Uniti indebolendo il resto del continente. Il corollario di Theodore Roosevelt alla dottrina Monroe fu dunque il consolidamento di queste posizioni.

Poteremmo qui disquisire su mille situazioni che portarono il Governo Americano a doversi difendere dallo strapotere in Europa della potenza britannica, allora ancora dominante; potremmo parlare a lungo del ruolo che la Spagna ebbe nel continente sud-americano, che fecero della dottrina Monroe un baricentro politico. Potremmo a lungo sostenere che la schiavitù fu a lungo considerata, anche nella civile Europa, il male minore; che all’epoca gli Imperi in Europa, retaggio di visioni ancorate a un passato addirittura di stampo feudale, mantenevano in vita dall’altra parte gli estremismi che abbiamo citato. Non dovremmo stupirci che Theodore Roosevelt fosse così legato alla massoneria. La sua stessa famiglia aveva rapporti di parentela con chi in Gran Bretagna nel 1714 aveva fondato le prime Logge Massoniche, ossia la stessa dinastia Windsor, che allora prese il potere in luogo degli Stuart, andando a ricoprire e sostenere l’antico retaggio di tradizioni massoniche preesistenti non solo in Gran Bretagna. Non dobbiamo demonizzare ma comprendere il lungo percorso di un retaggio che è appunto addirittura di stampo feudale, con innovazioni legate alle nuove posizioni newtoniane e successivamente kantiane. La disamina si fa molto complessa sia sul piano giuridico che filosofico. Dobbiamo solo limitarci alle analogie e a sostenere che davvero a volte certe situazioni, seppur in contesti molto diversificati, si ripresentano massivamente.


Note

1 William R. Denslow, 10.000 Famous Freemansons, Missouri Lodge of Research, 1959.

(febbraio 2026)

Tag: Elena Pierotti, Theodore Roosevelt, Donald Trump, politica del grosso bastone, Franklin Delano Roosevelt, James Monroe, George Washington, Woodrow Wilson, The naval war 1812, trattato di Gand, Rough Rider, Muscolar Christianity, canale di Panama, dottrina Monroe.